Mercoledì 2026-11-11 Bianco

Omelia
A II XXXII Ordinario IV Salterio Memoria Bianco San Martino di Tours, vescovo Santi
Dal Biennale
XXXII · Ordinario · Mercoledì · Ciclo II
Prima Lettura
Dal secondo libro dei Maccabei (7,1-19) Il martirio dei sette fratelli Ci fu anche il caso di sette fratelli presi insieme alla loro madre; il re cercò di costringerli, a forza di flagelli e nerbate, a cibarsi di carni suine proibite. Uno di essi, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi di indagare o sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le patrie leggi». Allora il re irritato comandò di mettere al fuoco padelle e caldaie. Diventate queste subito roventi, il re comandò di tagliare la lingua, di scorticare e tagliare le estremità a quello che era stato loro portavoce, sotto gli occhi degli altri fratelli e della madre. Quando quegli fu mutilato di tutte le membra, comandò di accostarlo al fuoco e di arrostirlo mentre era ancora vivo. Mentre il fumo si spandeva largamente all’intorno della padella, gli altri si esortavano a vicenda con la loro madre a morire da forti, esclamando: «Il Signore Dio ci vede dall’alto e in tutta verità ci dà conforto, precisamente come dichiarò Mosè nel canto della protesta: Egli si muoverà a compassione dei suoi servi». Venuto meno il primo, in egual modo traevano allo scherno il secondo e, strappatagli la pelle del capo con i capelli, gli domandavano: «Sei disposto a mangiare, prima che il tuo corpo venga straziato in ogni suo membro?». Egli rispondendo nella lingua paterna protestava: «No». Perciò anch’egli si ebbe gli stessi tormenti del primo. Giunto all’ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re del mondo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna». Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani e disse dignitosamente: «Da Dio ho queste membra e, per le sue leggi, le disprezzo, ma da lui spero di riaverle di nuovo»; così lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza del giovinetto che non teneva in nessun conto le torture. Fatto morire anche questo, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti. Ridotto in fin di vita, egli diceva: «È bello morire a causa degli uomini, per attendere da Dio l’adempimento delle speranze di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te la risurrezione non sarà per la vita». Subito dopo fu condotto avanti il quinto e fu torturato. Ma egli, guardando il re, diceva: «Tu hai potere sugli uomini e, sebbene mortale, fai quanto ti piace; ma non credere che il nostro popolo sia stato abbandonato da Dio. Quanto a te, aspetta e vedrai la grandezza della sua forza, come strazierà te e la tua discendenza». Dopo di lui presero il sesto; mentre stava per morire, egli disse: «Non illuderti stoltamente; noi soffriamo queste cose per causa nostra, perché abbiamo peccato contro il nostro Dio; perciò ci succedono cose che muovono a meraviglia. Ma tu non credere di andare impunito dopo aver osato di combattere contro Dio».
Responsorio
Responsorio (Cfr. Sap 3,6.9) R. Il Signore ha saggiato i suoi eletti come oro nel crogiuolo e li hagraditi come un olocausto; a suo tempo saranno consolati. *Perché graziae misericordia sono riservate agli eletti di Dio. V. Quanti confidano in lui comprenderanno la verità; coloro che gli sonofedeli vivranno presso di lui nell’amore. R. Perché grazia e misericordia sono riservate agli eletti di Dio.
Seconda Lettura
Dai “Libri degli Stròmata” di Clemente Alessandrino (Lib. 4,7) Beati quelli che versano il loro sangue per la causa di Dio Tutti coloro che adempiono i comandamenti del Salvatore in ogni loro atto sono martiri, cioè testimoni, in quanto compiono davvero ciò che egli chiede e quindi, mentre lo chiamano Signore, gli rendono testimonianza di credere che egli lo è davvero; essi «hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri. Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito. Chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione; chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna» (Gal 5,24-25; 6,8). Ma poiché testimoniare il Signore ci è concesso a prezzo del sangue, agli uomini deboli questa morte sembra troppo violenta, non sapendo essi che questa morte è la porta che dà accesso all’inizio della vera vita. Essi non vogliono riflettere sugli onori che dopo la morte ricevono tutti coloro che sono vissuti santamente, né sulle sofferenze di quelli che hanno condotto una vita dedita solo alle passioni e all’ingiustizia; e per di più non vogliono ascoltare non dico le parole della nostra Scrittura, ma neppure le parole dei loro scrittori. Infatti Pitagora scrive a Teano: «In realtà la vita sarebbe un solenne banchetto per i malvagi che muoiono dopo aver compiuto ogni genere di scelleratezze, se l’anima non fosse immortale: la morte sarebbe per loro un guadagno». «Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati» (Rm 8,28-30). Vedi come il martirio ci è insegnato attraverso l’amore. Perciò, se vuoi essere martire per ottenere la ricompensa dei giusti, ascolta ancora: «Nella speranza siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe ancora sperarlo? Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza» (Rm 8,24-25). E Pietro scrive: «Se anche doveste soffrire per la giustizia, beati voi!» (1Pt 3,14). Certamente il saggio non considererà mai la vita materiale come il fine della vita, ma mirerà piuttosto a essere per sempre il felice, beato e regale amico di Dio: e anche se qualcuno lo volesse bollare di infamia e colpirlo con l’esilio, con la confisca dei beni e infine con la morte, mai potrà strapparlo alla vera libertà e soprattutto all’amore di Dio: «Tutto sopporta la carità» (1Cor 13,7), tutto soffre, perché è convinta che la divina provvidenza governa ogni cosa con giustizia. Noi viviamo nella carne, ma non combattiamo secondo la carne; infatti le armi della nostra lotta non ci vengono dalla carne, ma dalla potenza di Dio, che infrange le barriere e distrugge ogni pensiero e disegno presuntuoso che ci impedisce di conoscerlo. Fortificato da queste armi il saggio dice: O Signore, offrimi l’occasione e accogli la mia testimonianza; accada pure qualunque cosa grave e terribile, io disprezzo ogni pericolo perché ripongo in te tutto il mio amore. «Rivestitevi dunque, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza. Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo della perfezione. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E siate riconoscenti!» (Col 3,12.14-15), voi che ancora vivete nel corpo, entrando in possesso, come gli antichi giusti, della pace dell’anima e dell’immunità delle passioni.
Responsorio
Responsorio (Cfr. Dn 3,95) R. Questi sono i trionfatori amici di Dio, che disprezzando gli ordinidei principi, hanno meritato il premio eterno: *ora ricevono la corona ela palma della vittoria. V. Consegnarono il loro corpo ai supplizi per il Signore R. Ora ricevono la corona e la palma della vittoria.
Dal Proprio
San Martino di Tours, vescovo — Memoria
Prima Lettura
Dalla lettera a Tito di san Paolo, apostolo (1,7-11; 2,1-8) La dottrina dell’Apostolo sulle doti e i compiti del vescovo Carissimo, il vescovo, come amministratore di Dio, dev’essere irreprensibile: non arrogante, non iracondo, non dedito al vino, non violento, non avido di guadagno disonesto, ma ospitale, amante del bene, assennato, giusto, pio, padrone di sé, attaccato alla dottrina sicura, secondo l’insegnamento trasmesso, perché sia in grado di esortare con la sua sana dottrina e di confutare coloro che contraddicono. Vi sono infatti, soprattutto fra quelli che provengono dalla circoncisione, molti spiriti insubordinati, chiacchieroni e ingannatori della gente. A questi tali bisogna chiudere la bocca, perché mettono in scompiglio intere famiglie, insegnando per amore di un guadagno disonesto cose che non si devono insegnare. Tu però insegna ciò che è secondo la sana dottrina: i vecchi siano sobri, dignitosi, assennati, saldi nella fede, nell’amore e nella pazienza. Ugualmente le donne anziane si comportino in maniera degna dei credenti; non siano maldicenti né schiave di molto vino; sappiano piuttosto insegnare il bene, per formare le giovani all’amore del marito e dei figli, ed essere prudenti, caste, dedite alla famiglia, buone, sottomesse ai propri mariti, perché la parola di Dio non debba diventare oggetto di biasimo. Esorta ancora i più giovani a essere assennati, offrendo te stesso come esempio in tutto di buona condotta, con purezza di dottrina, dignità, linguaggio sano e irreprensibile, perché il nostro avversario resti confuso, non avendo nulla di male da dire sul conto nostro.
Responsorio
Responsorio (Cfr. At 20,28; 1Cor 4,2) R. Vegliate sul gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posto come vescovi, *per guidare la Chiesa di Dio, acquistata nel sangue del suo Figlio. V. A chi amministra, si chiede di essere fedele, R. per guidare la Chiesa di Dio, acquistata nel sangue del suo Figlio.
Seconda Lettura
Dalle “Lettere” di Sulpicio Severo (Lett. 3,6.9-10.11.14-17.21) Martino povero e umile Martino previde molto tempo prima il giorno della sua morte. Avvertì quindi i fratelli che ben presto avrebbe cessato di vivere. Nel frattempo un caso di particolare gravità lo chiamò a visitare la diocesi di Candes. I chierici di quella chiesa non andavano d’accordo tra loro e Martino, ben sapendo che ben poco gli restava da vivere, desiderando di ristabilire la pace, non ricusò di mettersi in viaggio per una così nobile causa. Pensava infatti che se fosse riuscito a rimettere l’armonia in quella chiesa avrebbe degnamente coronato la sua vita tutta orientata sulla via del bene. Si trattenne quindi per qualche tempo in quel villaggio o chiesa dove si era recato finché la pace non fu ristabilita. Ma quando già pensava di far ritorno al monastero, sentì improvvisamente che le forze del corpo lo abbandonavano. Chiamati perciò a sé i fratelli, li avvertì della morte ormai imminente. Tutti si rattristarono allora grandemente, e tra le lacrime, come se fosse uno solo a parlare, dicevano: «Perché, o Padre, ci abbandoni? A chi ci lasci, desolati come siamo? Lupi rapaci assaliranno il tuo gregge e chi ci difenderà dai loro morsi, una volta colpito il pastore? Sappiamo bene che tu desideri di essere con Cristo; ma il tuo premio è al sicuro. Se sarà rimandato non diminuirà. Muoviti piuttosto a compassione di coloro che lasci quaggiù». Commosso da queste lacrime, egli che, ricco dello spirito di Dio, si muoveva sempre facilmente a compassione, si associò al loro pianto e, rivolgendosi al Signore, così parlò dinanzi a quelli che piangevano: «Signore, se sono ancora necessario al tuo popolo, non ricuso la fatica: sia fatta la tua volontà». O uomo grande oltre ogni dire, invitto nella fatica, invincibile di fronte alla morte! Egli non fece alcuna scelta per sé. Non ebbe paura di morire e non si rifiutò di vivere. Intanto, sempre rivolto con gli occhi e con le mani al cielo, non rallentava l’intensità della sua preghiera. I sacerdoti che erano accorsi intorno a lui, lo pregavano di sollevare un poco il suo povero corpo mettendosi di fianco. Egli però rispose: «Lasciate, fratelli, lasciate che io guardi il cielo, piuttosto che la terra, perché il mio spirito che sta per salire al Signore, si trovi già sul retto cammino». Detto questo si accorse che il diavolo gli stava vicino. Gli disse allora: «Che fai qui, bestia sanguinaria? Non troverai nulla in me, sciagurato! Il seno di Abramo mi accoglie». Nel dire queste parole rese la sua anima a Dio. Martino sale felicemente verso Abramo. Martino povero e umile entra ricco in paradiso.
Responsorio
Responsorio R. Martino, uomo santo, non ha conosciuto la doppiezza, il giudizio cattivo e di condanna. *La sua bocca parlava solo di Cristo, di pace e di amore. V. Uomo meraviglioso! Non ebbe paura della morte, e non rifiutò le fatiche della vita. R. La sua bocca parlava solo di Cristo, di pace e di amore.
Vangelo della Messa
Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero. Dal Vangelo secondo Luca Lc 17,11-19 Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!». Parola del Signore.
Silenzio per la preghiera

Scegli quanti minuti di silenzio dedicare alla preghiera: al termine un sibilo ti richiama.

Antifona d'ingresso
Farò sorgere al mio servizio un sacerdote fedele, che agirà secondo i desideri del mio cuore. (Cf. 1Sam 2,35)
Colletta
O Dio, che hai fatto risplendere la tua gloria nella vita e nella morte del santo vescovo Martino [ di Tours] , rinnova nei nostri cuori le meraviglie della tua grazia, perché né morte né vita ci possano separare dal tuo amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura
Eravamo insensati, ma Dio ci ha salvati per la sua misericordia. Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito Tt 3,1-7 Carissimo, ricorda [a tutti] di essere sottomessi alle autorità che governano, di obbedire, di essere pronti per ogni opera buona; di non parlare male di nessuno, di evitare le liti, di essere mansueti, mostrando ogni mitezza verso tutti gli uomini. Anche noi un tempo eravamo insensati, disobbedienti, corrotti, schiavi di ogni sorta di passioni e di piaceri, vivendo nella malvagità e nell’invidia, odiosi e odiandoci a vicenda. Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo, che Dio ha effuso su di noi in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, affinché, giustificati per la sua grazia, diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna. Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 22 (23) R. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. R. Rinfranca l’anima mia, mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome. R. Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. R. Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici. Ungi di olio il mio capo; il mio calice trabocca.R. Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, abiterò ancora nella casa del Signore per lunghi giorni. R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia. In ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. (1Ts 5,18) Alleluia.
Vangelo
Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero. Dal Vangelo secondo Luca Lc 17,11-19 Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!». Parola del Signore.
Sulle offerte
Santifica, Signore nostro Dio, questi doni che ti offriamo con gioia in onore di san Martino [ di Tours] , perché con il loro sostegno siamo sempre guidati attraverso le vicende liete e tristi della nostra vita. Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione
«In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me», dice il Signore. (Mt 25,40)
Dopo la comunione
O Signore, che ci hai nutriti con il sacramento dell’unità, concedi a noi di vivere in perfetta concordia con il tuo volere perché, imitando san Martino [ di Tours] nella totale sottomissione a te, gustiamo la gioia di essere veramente tuoi. Per Cristo nostro Signore.
San Martino di Tours, vescovo

San Martino di Tours, vescovo

Dal Martirologio
Memoria di san Martino, vescovo, nel giorno della sua deposizione: nato da genitori pagani in Pannonia, nel territorio dell’odierna Ungheria, e chiamato al servizio militare in Francia, quando era ancora catecumeno coprì con il suo mantello Cristo stesso celato nelle sembianze di un povero. Ricevuto il battesimo, lasciò le armi e condusse presso Ligugé vita monastica in un cenobio da lui stesso fondato, sotto la guida di sant’Ilario di Poitiers. Ordinato infine sacerdote ed eletto vescovo di Tours, manifestò in sé il modello del buon pastore, fondando altri monasteri e parrocchie nei villaggi, istruendo e riconciliando il clero ed evangelizzando i contadini, finché a Candes fece ritorno al Signore.
Altri Santi
San Menna, martire
Oltre il lago Mareotide in Egitto, san Menna, martire.
San Verano, vescovo
A Vence in Provenza, commemorazione di san Verano, vescovo, che, figlio di sant’Eucherio vescovo di Lione, fu educato nel monastero di Lérins e scrisse una lettera al papa san Leone Magno, ringraziandolo per la fede nel Verbo incarnato da lui difesa nella lettera a Flaviano.
San Menna, eremita
Nel Molise, commemorazione di san Menna, eremita, le cui virtù sono ricordate dal papa san Gregorio Magno.
San Giovanni l’Elemosiniere, vescovo
Ad Limassol nell’isola di Cipro, transito di san Giovanni l’Elemosiniere, vescovo di Alessandria, insigne per la misericordia verso i poveri: pieno di carità verso tutti, fece costruire in gran numero chiese, ospedali e orfanotrofi e si adoperò con somma sollecitudine per alleviare il popolo da ogni miseria, facendo a tal fine uso dei beni della Chiesa ed esortando assiduamente i ricchi alla beneficenza.
San Bertuino, vescovo e abate
Nel monastero di Malonne in Brabante, nell’odierno Belgio, san Bertuino, venerato come vescovo e abate.
San Teodoro Studita, abate
A Costantinopoli, san Teodoro Studita, abate, che fece del suo monastero una scuola di sapienti, di santi e di martiri vittime delle persecuzioni degli iconoclasti; mandato per tre volte in esilio, ebbe in grande onore le tradizioni dei Padri della Chiesa e per esporre la fede cattolica scrisse alcune celebri opere su temi fondamentali della dottrina cristiana.
San Bartolomeo, abate
Nel monastero di Grottaferrata nei pressi di Frascati, vicino a Roma, san Bartolomeo, abate, che, nato in Calabria, fu compagno di san Nilo, del quale avrebbe in seguito composto la Vita, e gli fu accanto quando, ormai prossimo alla morte, fondò nel territorio di Frascati un monastero organizzato secondo la disciplina ascetica dei Padri orientali, che egli consolidò durante il suo governo facendone una scuola di scienza e arte.
Santa Marina di Omura, vergine e martire
Nagasaki in Giappone, santa Marina di Omura, vergine e martire, che, gettata in prigione, fu pubblicamente esposta alla derisione della sua castità e infine bruciata sul rogo.
Beata Alicia Kotowska, vergine
Nella cittadina di Laski Piasnica presso la città di Wejherowo in Polonia, beata Alicia Kotowska, vergine della Congregazione delle Suore della Risurrezione del Signore e martire, che durante la guerra morì fucilata per avere strenuamente difeso la sua fede in Cristo.
Beato Vincenzo Eugenio Bossilkov, vescovo e martire
A Sofia in Bulgaria, passione del beato Vincenzo Eugenio Bossilkov, vescovo di Nicopol’ e martire, della Congregazione della Passione di Gesù, che, sotto un regime tirannico, condotto in carcere per essersi rifiutato di rinnegare la comunione con Roma e crudelmente torturato, fu condannato a morte sotto l’accusa di alto tradimento e infine fucilato.